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Plastica e sostenibilità nel packaging flessibile tra falsità e verità

Quella della plastica è da sempre una questione delicata e controversa: dal boom delle materie plastiche per l’utilizzo industriale degli anni Sessanta, sulla plastica si è detto tutto e il contrario di tutto nel corso degli anni. 

Esaltata e promossa da una parte, in virtù delle caratteristiche uniche che la rendono tuttora necessaria in alcuni ambiti - come quello idraulico, elettrico, elettronico e dei dispositivi medici - e demonizzata e messa al bando poi con l’accusa di essere non sostenibile e nociva per l’ambiente.

Immagine: unsplash.com

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Negli ultimi anni poi, la plastica è stata oggetto di una massiccia campagna mediatica sotto lo slogan “plastic free”, che come afferma il direttore di Unionplast Libero Cantarella, ha portato spesso più danni che benefici, diffondendo l’ideologia di un mondo senza plastica non percorribile nella pratica, oltre che non del tutto consapevole per le premesse spesso false o incomplete su cui si basa. 

L’emergenza sanitaria vissuta negli ultimi due anni ha contribuito in parte a riabilitare le materie plastiche agli occhi dell’opinione pubblica, in special modo nel loro utilizzo nel packaging alimentare: leggero, economico, di semplice lavorazione e soprattutto sicuro nel chiudere ermeticamente e conservare a lungo i prodotti, l’imballaggio in plastica si è dimostrato infatti prezioso e in molti casi insostituibile.

Immagine: @atoms - unsplash.com

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Tuttavia, se la caratteristica di sicurezza del packaging plastico è cosa accertata, molte verità non sono ancora diffusamente note riguardo alla sua effettiva sostenibilità.

Ma quali sono queste verità? Cerchiamo di fare un po’ di luce sulla questione.

Il packaging plastico riciclabile

In primo luogo, l’industria del packaging plastico va sempre più nella direzione dell’utilizzo di materiali plastici riciclabili: in Packstyle ad esempio, offriamo diverse alternative di packaging flessibile, buste piatte e stand-up, realizzate in film riciclabile ad alta barriera. Ciò significa per noi non solo dare un contributo nel trasformare un rifiuto in potenziale risorsa, ma anche risparmiare nel consumo di risorse naturali, purtroppo non infinite, in accordo al modello di economia circolare.

Immagine: pixabay.com

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Sostenibilità del packaging plastico

Il secondo aspetto da tenere ben presente quando si considera l’impatto ambientale del packaging in plastica, è la sua effettiva sostenibilità; non parliamo della sola riciclabilità del materiale plastico - che non sempre ad oggi è fattibile - ma del suo complessivo impatto sull’ambiente analizzandone l’intero ciclo di vita (LCA): come evidenziato in questo precedente articolo del nostro Blog, ogni tipologia di materiale dovrebbe essere considerato più o meno sostenibile in base all’impatto sull’ambiente di ogni stadio del suo ciclo di vita, dall’estrazione e lavorazione delle risorse alla produzione, dall’imballaggio e trasporto al suo utilizzo fino al fine vita e possibilità di riciclo. Solo in questo modo è possibile avere una panoramica realistica sulla sostenibilità ambientale di un materiale.

Le buste in plastica flessibili sono più sostenibili di vetro e lattine

Riportiamo un esempio concreto: un recente studio commissionato dall’associazione Flexible Packaging Europe (FPE) e condotto dall’Istituto tedesco di Heidelberg per l’Energia e la Ricerca Ambientale (IFEU) ha preso in analisi il ciclo di vita (LCA) delle buste flessibili in multi-materiale utilizzate per confezionare olive e sughi per pasta, in confronto alle alternative dei barattoli in vetro e delle lattine in acciaio, utilizzate finora nel mercato europeo.

Nel confronto sono emersi i vantaggi dei sacchetti flessibili in quasi tutte le categorie rilevate dall’LCA: nella categoria relativa al cambiamento climatico (la cosiddetta “impronta di carbonio”) hanno mostrato un impatto inferiore di oltre il 60% rispetto alle alternative rigide; altro risultato interessante rilevato dalla ricerca è che la possibilità di riciclo dell’imballaggio non sempre riveste un ruolo chiave sulle prestazioni ambientali complessive: ipotizzando una raccolta del 100% a fini di riciclo, l’impatto su tutti i sistemi di imballaggio è tale infatti da non modificarne la classifica.

Immagine: flexpack-europe.org

Immagine: flexpack-europe.org

Come conclude Frank Wellenreuther, project manager di IFEU: “la scelta dei olive è consigliata rispetto ai sistemi di confezionamento alternativi comunemente utilizzati. I formati di imballaggio flessibile hanno sull’ambiente un minore impatto e il loro potenziale può essere aumentato ulteriormente con tassi di riciclo più elevati”.

Il paradosso della plastica: più fatti e meno false verità 


Immagine: @sigmund - unsplash.comImmagine: @sigmund - unsplash.com

A conclusioni similari è giunto anche Chris DeArmitt, scienziato americano tra i massimi esperti in materie plastiche, che nel suo libro “The Plastics Paradox. Facts for a Brighter Future” - basato su oltre 400 articoli e studi condotti a livello mondiale - demolisce molte tra le false credenze sulla plastica e sul suo impatto sull’ambiente. 

La più eclatante? La convinzione che il polipropilene (una delle plastiche più utilizzate) non si degradi prima di 500 anni e oltre, quando invece ne impiega soltanto 1 a temperatura ambiente ad ossidarsi e degradarsi.

Per quanto riguarda il packaging, lo scienziato porta alla nostra attenzione dati precisi e comprovati che dimostrano come, analizzati secondo il modello LCA, gli imballaggi in plastica siano significativamente più sostenibili rispetto a materiali alternativi considerati comunemente più “green”, soprattutto in virtù del loro minore peso che porta a ridurre notevolmente le emissioni di anidride carbonica in fase di lavorazione, trasporto e smaltimento.

Dato questo, ancora più vero se si considerano gli imballaggi flessibili, che oltre alla maggior leggerezza e minor dispendio di materiale, possono vantare anche una maggiore resistenza e una migliore conservazione dei prodotti, riducendo quindi gli sprechi alimentari.

Immagine: packstyle.com

Immagine: packstyle.com

Concludiamo parafrasando il pensiero di DeArmitt, che ammette che, ad oggi, il materiale perfetto non esiste. Ognuno ha pro e contro, da considerare però con correttezza e completezza di informazioni, senza falsi preconcetti e facili pregiudizi. 

Da parte nostra, siamo consapevoli che la strada ottimale da percorrere sia quella della ricerca e miglioramento costante dei sistemi di smaltimento per arrivare al riciclo totale anche delle materie plastiche: crediamo fortemente nel modello di economia circolare, come chiave di volta per un futuro realmente sostenibile.

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