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Integratori in blister e PPWR: perché il 12 agosto 2026 è cambiato tutto

Scritto da Packstyle | Sep 23, 2026, 8:25:09 AM

Nel settore degli integratori alimentari in capsule, il blister rappresenta da anni una delle soluzioni di confezionamento più diffuse: è economico, garantisce un'elevata protezione del prodotto ed è immediatamente riconoscibile dal consumatore. Con l'applicazione del PPWR – Regolamento (UE) 2025/40, tuttavia, il blister multimateriale è destinato a diventare una delle principali sfide per le aziende del settore.

L'impatto sul blister multimateriale deriva dall'applicazione congiunta di tre disposizioni previste dal Regolamento. È proprio la combinazione di questi requisiti a rendere questo formato sempre meno compatibile con il nuovo quadro normativo. Vediamole nel dettaglio.

 

1. La clessidra corre: gli integratori sono alimenti

Un aspetto spesso sottovalutato è che gli integratori alimentari sono, dal punto di vista normativo, alimenti a tutti gli effetti. Di conseguenza, anche gli imballaggi destinati a contenerli rientrano pienamente nel campo di applicazione del PPWR e devono rispettarne tutti i requisiti, compresi quelli relativi alle sostanze impiegate nei materiali a contatto con gli alimenti.

Tra le novità più rilevanti introdotte dal Regolamento vi sono le restrizioni sull'impiego dei PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche), note come forever chemicals per la loro elevata persistenza nell'ambiente. Il PPWR introduce infatti limiti specifici per queste sostanze negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti, con applicazione a partire dal 12 agosto 2026.

Il tema interessa da vicino anche il blister tradizionale. Alcuni materiali barriera, rivestimenti funzionali, trattamenti superficiali o adesivi impiegati nel tempo per migliorarne le prestazioni possono infatti contenere composti appartenenti alla famiglia dei PFAS. Per questo motivo, le aziende devono verificare con attenzione la composizione dei materiali utilizzati e confrontarsi con i propri fornitori per accertarne la conformità ai nuovi requisiti previa anche analisi chimiche dedicate.

Dopo il 12 agosto, la verifica dei materiali è diventata necessaria, alla luce dell’entrata in applicazione dei nuovi requisiti e della necessità di sostituire eventuali materiali che non risultano più conformi. Lo sviluppo di una nuova struttura barriera, la sua validazione tecnica e le eventuali certificazioni hanno richiesto infatti tempi significativi, rendendo fondamentale pianificare l'adeguamento con il giusto anticipo.

 

2. Metalli pesanti: un limite da verificare anche nei componenti dell'imballaggio, oggi da documentare 

Un ulteriore requisito riguarda la presenza di alcuni metalli pesanti negli imballaggi e nei loro componenti. Il PPWR, all’articolo 5 stabilisce che la somma delle concentrazioni di piombo (Pb), cadmio (Cd), mercurio (Hg) e cromo esavalente (Cr VI) non può superare il limite di 100 mg/kg, come già previsto dalla precedente normativa (Direttiva 94/62/CE.). Il valore si riferisce alla somma dei quattro metalli e non al singolo elemento.

Il requisito non riguarda esclusivamente il materiale principale dell’imballaggio, ma l’imballaggio e i suoi componenti. Per questo, nel caso di strutture complesse come i blister, la verifica deve tenere conto dell’intera composizione del sistema: materiali plastici, alluminio, lacche, rivestimenti, adesivi e altri componenti eventualmente presenti.

Per le aziende che utilizzano blister destinati agli integratori, diventa quindi importante disporre di informazioni documentate sulla composizione dei materiali e sulla conformità dei diversi componenti al limite previsto dal Regolamento. La novità infatti introdotta dal PPWR è che la conformità ai requisiti relativi ai metalli pesanti sia dimostrata attraverso la documentazione tecnica prevista dall’Allegato VII.

Anche in questo caso, la verifica preventiva della composizione dei materiali consente di individuare per tempo eventuali criticità e, se necessario, intervenire sulla struttura dell’imballaggio prima che la non conformità possa tradursi in un problema di immissione sul mercato.

 

3. L'insostenibile complessità del blister alla prova dei nuovi criteri di riciclabilità

La terza criticità riguarda la struttura stessa del blister tradizionale. Un blister farmaceutico classico è infatti, nella maggior parte dei casi, con un imballaggio composito costituito da una componente trasparente termoformata in PVC (o in strutture più complesse come PVC/PVDC/) e da una pellicola di alluminio accoppiata con una lacca termosaldante.

Si tratta di materiali con caratteristiche e proprietà molto diverse, uniti in modo permanente per garantire protezione e conservazione del prodotto. Proprio questa struttura composita, però, rende difficoltosa la separazione delle diverse componenti: non è un'operazione che il consumatore può effettuare manualmente e risulta complessa anche nei processi industriali di selezione e riciclo meccanico.

Il PPWR non introduce un divieto generalizzato per gli imballaggi compositi, ma stabilisce per la prima volta criteri quali-quantitativi e vincolanti per valutarne la riciclabilità. Gli imballaggi sono classificati secondo diverse classi di prestazione, dalla Classe A fino alla categoria "tecnicamente non riciclabile", sulla base della loro effettiva capacità di essere riciclati su scala industriale.

Il punto critico per il blister riguarda proprio il raggiungimento di questi livelli di prestazione:

  • dal 2030, gli imballaggi dovranno raggiungere almeno la Classe C (70% di riciclabilità) per essere considerati riciclabili secondo i criteri del Regolamento;
  • dal 2038, il requisito minimo salirà alla Classe B (80%), introducendo un ulteriore livello di selettività.

Per il blister PVC/alluminio la sfida è evidente: la separazione efficace dei due materiali nei sistemi di riciclo reali e su larga scala rappresenta oggi un elemento critico. Senza un intervento di riprogettazione, il rischio è che alcune configurazioni tradizionali non riescano a raggiungere le prestazioni di riciclabilità richieste dal nuovo quadro normativo.

In termini operativi, non sarà quindi più sufficiente continuare a utilizzare un formato consolidato sulla base delle sue prestazioni storiche: sarà necessario dimostrarne la riciclabilità secondo le metodologie previste dal PPWR oppure valutare per tempo soluzioni alternative progettate secondo i principi del Design for Recycling.

 

4. Meno peso, meno costi: quando la sostenibilità incide sulla competitività

Il quarto elemento riguarda direttamente l'impatto economico delle scelte di progettazione. L'Articolo 10 del PPWR introduce infatti il principio di minimizzazione dell'imballaggio: ogni soluzione dovrà essere progettata utilizzando solo la quantità di materiale necessaria a garantire le funzioni richieste, evitando sovradimensionamenti, volumi inutilizzati o componenti aggiuntivi non giustificati dal punto di vista tecnico.

A questo requisito si aggiunge un meccanismo già noto alle aziende italiane che operano nel sistema della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), ma che il PPWR rafforza a livello europeo: la modulazione dei contributi ambientali in funzione delle prestazioni ambientali dell'imballaggio.

In concreto:

  • gli imballaggi più pesanti, composti da più materiali e difficilmente riciclabili devono essere soggetti a costi EPR potenzialmente più elevati;
  • gli imballaggi più leggeri, progettati secondo criteri di riciclabilità e basati su strutture monomateriale possono beneficiare di condizioni economiche più favorevoli.

Per un produttore di integratori con volumi significativi, questi aspetti non rappresentano un semplice dettaglio amministrativo, ma una variabile che può incidere sul costo complessivo del packaging e, di conseguenza, sulla marginalità del prodotto.

La transizione verso soluzioni più leggere e facilmente riciclabili non è quindi solo una questione di conformità normativa, ma diventa anche un'opportunità per ottimizzare i costi lungo la filiera e prepararsi a un modello in cui le prestazioni ambientali dell'imballaggio avranno un peso sempre maggiore nelle decisioni industriali.

 

La soluzione: le buste stand-up monomateriale di Packstyle

 

Di fronte alla convergenza di queste criticità, restrizioni sulle sostanze impiegate, requisiti di riciclabilità sempre più stringenti e crescente incidenza dei costi EPR, la risposta più efficace non consiste nel cercare un semplice adattamento del blister tradizionale, ma nel ripensare il formato secondo una logica di progettazione più orientata al futuro.

Le buste stand-up monomateriale di Packstyle nascono proprio per rispondere a questa esigenza:

  • Sicure e conformi: progettate nel rispetto dei requisiti essenziali del PPWR fin dalla fase di sviluppo, non adattate a posteriori.
  • PFAS compliant ai limiti: materiali barriera selezionati e validati senza le sostanze chimiche oggetto delle nuove restrizioni europee.
  • Monomateriale: nessun accoppiamento plastica/alluminio non separabile, un'unica famiglia di materiale, pensata fin dal progetto per essere riciclata su larga scala, ben oltre la soglia della Classe C richiesta dal 2030.
  • Leggere per progettazione: peso e volume ottimizzati in coerenza con l'Articolo 10, con un impatto diretto e misurabile sulla futura tariffa EPR.
  • Personalizzabili digitalmente: la stampa digitale consente tirature flessibili, aggiornamento rapido di grafiche ed etichette conformi, e time-to-market più rapidi rispetto alla logica industriale del blister tradizionale.
  • Pronte per la circular economy: un formato pensato per restare conforme non solo al 12 agosto 2026, ma anche ai traguardi più stringenti fissati per il 2030 e il 2038.

Il messaggio, in sintesi, è chiaro: il PPWR non deve essere interpretato solo come un nuovo vincolo normativo, ma come un'opportunità per ripensare soluzioni di packaging consolidate alla luce delle nuove esigenze ambientali, tecniche ed economiche.

Per il settore degli integratori, questo significa valutare oggi il futuro del blister tradizionale: un formato che ha garantito per anni protezione ed efficienza, ma che con l'evoluzione del quadro normativo presenta criticità sempre più rilevanti in termini di materiali, riciclabilità e costi di gestione.

Packstyle è pronta ad affiancare le aziende in questa transizione, offrendo soluzioni di packaging monomateriale progettate per rispondere ai nuovi requisiti del PPWR e supportando il passaggio verso formati più semplici, riciclabili e sostenibili.

Vuoi valutare se e come il tuo attuale packaging in blister possa evolvere verso una soluzione monomateriale conforme al PPWR? Contattaci: pianificare oggi il cambiamento significa affrontare la transizione con il tempo necessario per scegliere la soluzione più adatta.